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– Personalmente, amo coloro che non scindono le “scritture” e le “letture”, nella rinascimentale visione unitaria che ho maturato della cosiddetta “cultura” che sostanzia l’altro fondamentale concetto di civiltà. Luciano Monti è laureato in Giurisprudenza e specializzato in Organizzazione Internazionale presso l’Università di Ginevra. Insegna Politiche dell’Unione Europea alla LUISS Guido Carli di Roma e coordina un Osservatorio Economico Internazionale, quello della Fondazione Bruno Visentini. Ciò dovrebbe fare di lui un saggista. E, infatti, ha pubblicato oltre settanta tra saggi e articoli sull’Europa e i suoi divari economici e sociali. Ma Luciano Monti ha compreso che “comunicare” è anche “andare oltre”, superare i limiti dell’Ego, anche di quello imposto dalle pirandelliane maschere sociali, per tentare nuovi percorsi dell’anima, nuovi dialoghi, nuovi esili fili che tessono reti e irrobustiscono la semantica del senso etico del “comunicare sociale”. Chi sceglie il Diritto e si apre a realtà che prevedono la riflessione sulla funzione delle “organizzazioni” nelle “relazioni tra nazioni”, non può non cogliere la necessità di esplorazione del microcosmo che, in ciascun essere umano porta alla tensione sociale, alla ricerca dell’altro e del diverso, nel tentativo più o meno riuscito di capire il senso ultimo del nostro esistere e con-sistere nel mistero dell’universo. La scoperta che avvalora l’ipotesi di Einstein di uno spazio-tempo nel quale i pensieri sono l’unica realtà in un mondo di contingenti ed immanenti apparenze, potrebbe essere la chiave di lettura del primo romanzo di quest’uomo di Legge e di Economia che si cimenta con ciò che è alla base di ogni legge e di ogni oikos, inteso come “nido familiare” e/o “casa comune”: l’Amore. Un Amore che, come, nel più celebre verso del V° Canto dell’Inferno dantesco “ Amor ch’a nullo amato amar perdona” (v. 103), conduce i due protagonisti, Paolo e Francesca, ad innamorarsi l’uno del “cor gentile” dell’altra ed a “scrivere” la propria storia, leggendone un’altra, cercando se stessi oltre lo specchio di una realtà rifiutata e dunque improvvisamente avvertita, grazie al miracol d’amore, provvisoria ed illusoria. “Nella vita d’ogni giorno è ciò che viene chiamato “contaminazione” o “corruzione”. Tra gli angeli invece “donazione”, il dono che si fa azione.” (cit. Faremo bene il male, p. 256) Ancora Dante, due versi dopo il già citato v. 103, ci offre un’ulteriore guida all’interpretazione “Amor condusse noi ad una morte”: qui, l’allitterazione, come in ogni scelta del Sommo Poeta, non è casuale: aMOR coincide con MORte, è l’inizio e la fine per Paolo e Francesca, ma anche per Torno e Diana, protagonisti di una storia in cui rivivono e, insieme, si perdono. “Questa è la nostra vera vita, è la vera storia che il Libro vuole raccontare, quando narra di Eliano ed Eos, di Elle e delle altre protagoniste che, impavide, attendono con il loro amato la fine del mondo.” (cit. Faremo bene il male, p. 269) E’ stato fatto un parallelismo con Lolita di Nabokov e ancora con due capolavori di un intellettuale scomparso proprio in questi giorni: Umberto Eco. Di Lolita, il facile accostamento per l’amore tra il professore e la fanciulla ma ciò che trovo più interessante è proprio l’analogia con alcuni temi de: “ Il pendolo di Foucault” e “Baudolino”; dirò di più, nel modo in cui si snoda la trama con i protagonisti che inventano la propria storia e nello stesso tempo la leggono in un libro misterioso, ritrovo il filo conduttore de: “La storia infinita” (titolo originale tedesco Die unendliche Geschichte) dello scrittore tedesco Michael Ende, pubblicato nel 1979, a Stoccarda. Ricordiamo che la maggior parte della storia si svolge a Fantàsia, un mondo minacciato dall’espansione del Nulla in cui il giovane guerriero Atreiu chiede al piccolo lettore reale, Bastiano, di salvare il regno immedesimandosi in lui attraverso la “lettura”, unica arma in grado di combattere l’inesorabile avanzata delle grigie paludi del Nulla. Il nome del protagonista Torno è un predicato verbale attivo, semanticamente connotato, così come il nome della protagonista, Diana dea italica, latina e romana, signora delle selve, protettrice degli animali selvatici, custode delle fonti e dei torrenti, protettrice delle donne, cui assicurava parti non dolorosi, dispensatrice della sovranità. “Lui era in esilio, lontano, ma è tornato per riabbracciarle e amarle.” (cit. Faremo bene il male, p. 269) In sottofondo, come fosse la voce narrante con la funzione di commento assegnata al coro dalla retorica greca, il personaggio di Dafne con le pagine del suo diario che consente la lettura degli eventi. “… mi scaldo, all’occorrenza, con il mio cappotto di lana di sogno (…) con gli scarti dei gomitoli di poesia incompresa trovata sui marciapiedi di questa insulsa città…” (cit. Faremo bene il male, p. 49) E questa mia interpretazione del messaggio contenuto nel libro di Luciano Monti si avvalora dalle riflessioni emerse in seguito alla lettura del suo recente saggio “Ladri di Futuro” (edito da Luiss University Press, Roma 2014). In questa “casa comune” che oggi è diventata l’ormai obsoleto villaggio globale, ci stiamo tristemente e quotidianamente arrendendo alla necessità del redde rationem che è alla base dell’economia come è alla base dell’ecologia, scienze tenute volontariamente e proditoriamente distanti e necessitanti, invece, di nuovo e prorompente dialogo. “il semidio non è un mezzo dio, bensì un dio che sperimenta la vita mortale. Un dio che, a differenza del Cristo, non muore per salvare il mondo dal peccato originale ma per tornare al suo stato primario” (cit. Faremo bene il male, p. 244) Eticamente non è sufficiente indicare la strada o renderla percorribile affinché i giovani decidano di avanzare, è necessario anche adoperarsi affinché alla fine della strada ci sia qualcosa che valga la pena di vivere. Tutti ricordiamo le dissertazioni tra concetti: “utile” è dell’economia, “bello” è dell’estetica, “buono” dell’etica… ma kalos kai agathos non era forse il sinolo inscindibile della perfezione umana? Bellezza e Virtù non sono presenti nell’armonia del creato quando esso si presenta a noi con l’incontaminata purezza di un frutto maturo, utile alla nostra salute fisica ma anche bello e buono da gustare? Pensiamo all’orrore del dover comprare l’acqua da bere in bottiglie di plastica! Nessuno di noi si stupisce di ciò anzi, ci stupiamo se qualcuno apre un rubinetto qualsiasi e vi accosta un bicchiere. In questo caso, l’utile è il tornaconto dei plastificatori di “sora acqua” come nel Cantico delle Creature, Francesco definiva questo incommensurabile e vitale bene. “CORO: E oltre noi, nell’Adesso In cui non siamo veli Vivremo l’Ora Voltati verso Dio E nel silenzio Comprenderemo tutto.” F. PESSOA (riprodotto in Faremo bene il male, p. 326) Sicché, dopo una analisi oggettiva delle radici profonde della attuale fase recessiva e dei divari venutisi a creare tra la nostra generazione e quelle che si affacciano ora al mondo del lavoro, in “Ladri di Futuro”, il romanziere Monti propone una possibile rivoluzione culturale, sociale, economica e fiscale per porre fine al massacro della casa comune e una strada è offerta dalla poesia, la poiesis, la capacità creativa, la forza immaginifica che dona vita al mondo di Fantàsia, il mondo in cui la legge è data dai valori cari all’essere umani e felici. –


  • Data:01/31/2021 05:58 PM - 01/31/2021 07:00 PM
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