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La via del mare Lecce-San Cataldo
Maria Gabriella de Judicibus

Se la distanza più breve tra due punti è costituita da una linea retta, allora non c’è dubbio: è San Cataldo il litorale leccese per eccellenza!La prima metropolitana di terra, infatti, una ferrovia elettrificata datata 1898 ad opera della società multinazionale  Koppel ,  percorrendo in linea retta la cosiddetta “via del mare” per antonomasia, collegava  il centro storico del capoluogo del Salento   al  mare adriatico, consentendo ai Leccesi,  di godere in pochi minuti e non solo d’Estate, di un litorale lungo decine di chilometri, tanto da ricadere per metà sotto la giurisdizione del Comune di Vernole.
La Koppel in appena  un anno terminò, infatti,  i lavori della tramvia con il supporto dell’ingegnere Pasquale Ruggeri di Lecce che  fu estromesso dalla  gestione nel 1899; l’impianto ed il suo esercizio passò poi al Comune di Lecce fino al 1925 ed in seguito alla Società Generale Pugliese dell’Elettricità, ente che lo soppresse nel 1933. Quando si parlò di un ritorno della metropolitana di superficie per la città, nel sogno dei più anziani tornò l’immagine del trenino del mare che li aveva accompagnati nella speranza di ragazzi… Oggi, invece, al suo posto, nella città di Spiderman,un enorme tram elettrico vaga semivuoto, come un fantasma sgradito, per le principali arterie cittadine sotto un cielo ingabbiato da inutili tralicci.  
S’è persa, così,  l'occasione per il rilancio dell’idea accarezzata da tanti intellettuali ed appassionati leccesi di  fare di  San Cataldo il porto  naturale della città, riportando in auge l’antica alleanza, datata II° secolo d.C per  volere dell’imperatore Adriano,  del porto della colonia romana di  Lupiae , per proseguire, dopo un salto nella storia, con con  i lavori promossi da Maria D’Enghien  a favore di quegli scambi commerciali che facevano di Lecce l’avamposto della Repubblica di Venezia nei suoi lucrosi traffici con l’Oriente, fino all’ottocentesco rinnovo della banchina e dei moli. Anche la Marina Militare ha mostrato il proprio interesse per la zona poichè dal 1895, l’insenatura  ospita il fascinoso  faro di circa 23 metri d’altezza, gestito dall’Ufficio Locale Marittimo della Capitaneria di Porto che ne consente il funzionamento e collabora attivamente con quanti in forma pubblica o privata, si prodigano perché la marina di Lecce continui ad esistere e a re-sistere anche se, ormai,  non resta quasi più niente dell’antico splendore. La marina leccese è, attualmente,  un  luogo semideserto per la maggior parte dell’anno, e perfino in periodi di grande accesso turistico nel capoluogo salentino, lo splendido lungomare e gli stabilimenti che si susseguono lungo tutta la fascia del litorale adriatico, riteniamo non siano pienamente utilizzati. Eppure, San Cataldo con i suoi quasi 1000 residenti, dovrebbe, a pieno titolo, anche d'inverno essere animato come quartiere residenziale dotato di splendidi paesaggi naturali con pinete che hanno seguito la bonifica delle zone paludose senza privare l’ambente  delle aree umide retrodunali, in grado di fornire riparo e nutrimento agli stormi in transito tra Africa ed Europa. Spiace la presenza di un poligono militare permanente di tiro, poco compatibile con qualsiasi tipo di attività turistica,  tanto più se legata all’osservazione rispettosa di specie protette o al desiderio di quiete turbato da raffiche di armi da fuoco e cannonate…
Per decenni la gente del posto ha visto solo il lato negativo della presenza  massiccia delle foglie morte di Posidonia Oceanica,  non “un’alga che puzza” come purtroppo l’ignoranza diffusa fa pensare, bensì un’importante  fanerogama mediterranea che,  oltre a costituire un indicatore ecologico di mare incontaminato,  offre  ospitalità e cibo alle specie marine, preservando dall’erosione il litorale grazie ai suoi “banchetti”, elevati a distanza dalla costa, nel fondale marino.  Le  foglie naturalmente secche di  posidonia si depositano in grandi quantità sulla spiaggia e costituiscono un incredibile “tesoro” per chi ne conosce  le proprietà in grado di alimentare l’industria per ricavare mangimi, concimi, cosmetici…
Non ci risulta a tutt’oggi che esistano aziende che “lavorino” le foglie di posidonia mentre, al contrario, vengono spesi  capitali per smantirla come rifiuto!
Estesa per 28 ettari, la Riserva Naturale Statale “San Cataldo”  istituita il 13 luglio 1977, si estende fino ad integrarsi con la Riserva Naturale Statale “Le Cesine” istituita anch'essa nel 1977 che si trova a circa 5 km da San Cataldo, in territorio comunale di Vernole, e si estende per 620 ettari. Anche qui,  informazione, spirito civico e gestione scarseggiano non consentendo di usufruire a pieno non solo della bellezza e dell’ossigeno offerti dal verde del bosco e del sottobosco in quanto le zone accessibili di pineta sono ricettacolo di rifiuti dispersi ovunque dai randagi ma ciò che potrebbe essere un utile baluardo a difesa della calura estiva o del forte vento di tramontana che spesso soffia talmente forte da impedire l’accesso al mare, è chiuso o, come già detto trascurato e mal tenuto. Ricordo un camping internazionale, a ridosso dell’attuale Ostello del Sole,
che consentiva ai naturalisti di godere del litorale adriatico, a pochi chilometri dalla città, senza deturpare il paesaggio ma, nello stesso tempo, popolando queste zone che, attualmente, appaiono desolate. L’Ostello del Sole è riaperto da poco con  23 posti letto e 40 posti tenda, con la gestione di una Cooperativa fra Dipendenti  del Comune di  Lecce. Poca cosa rispetto a ciò che si potrebbe fare, d’altronde, sembra che tutto cospiri nello scoraggiare la fruizione dell’ambiente naturale ad emissione 0 di Co2, in quanto la pista ciclabile che avrebbe dovuto correre parallela alla “via del mare” non è stata mai completata ed attualmente è inaccessibile anche a causa di tronchi caduti o presenza di rovi che non hanno impedito ai ladri di depredare il costoso e ,attualmente inesistente, sistema di illuminazione a pannelli solari . Non ci si può non chiedere come sia possibile proporre e rendere esecutiva un’azione progettuale di pubblica utilità, così finanziariamente dispendiosa e importante senza che venga portata a termine  o, comunque, senza un’informativa che offra alla cittadinanza una giustificazione di quanto accaduto.
La viabilità anche ciclabile, è stata ripristinata solo sul lungomare, con un progetto che lo ha reso attraente e dotato di  illuminazione e panchine   ma la struttura prospiciente  che ospitava sul piano superiore  dei monolocali e sul piano strada, un diurno con barberia e servizio docce e simpatiche boutique e negozietti di generi alimentari con una costruzione dagli angoli arrotondati, ispirata alla cosiddetta architettura razionale che offriva ristoro con un fornito bar ristorante, è malinconicamente chiusa e in abbandono.
Ricordo che da adolescente, in quella struttura, adibita a dancing sul mare, con la comitiva di amici ed amiche, trascorrevo delle serate estive meravigliose mentre nell’Estate 2016, gli ospiti delle spiagge libere non avevano la possibilità di usufruire di alcun servizio…
Come presidente Pro Loco Lecce, da San Cataldo e per San Cataldo, ho fatto partire il Progetto Delfino, per far fronte alla difficoltà dei disabili di poter fare il bagno:con l’ausilio del già citato Ufficio Locale Marittimo, e grazie alla propositività professionale di figure come il maresciallo Roberto Reale,  è stato possibile, per diversi anni,  offrire un servizio di accompagnamento al bagno con l’ausilio della sedia JOB nella spiaggia libera prospiciente al Faro. Sulla sedia JOB, infatti, con la spinta di un volontario, il disabile può comodamente muoversi su qualsiasi terreno, sulla sabbia e, in mare, galleggiare.
L’Estate 2016 non ha visto ancora la riapertura del porto turistico composto dalla darsena interna, con  banchine e pontili galleggianti per circa 200  piccole imbarcazioni fino ad una lunghezza massima di 10 metri in quanto la modesta profondità di pescaggio, tra i 1,5 e 1,8 metri, impedisce l’ingresso alle barche di dimensioni maggiori. A ridosso della darsena è il Lido Ponticello, cosi definito per il “ponticello” sui bacini retrodunali  che lo collega alla terra-ferma.
La marina di San Cataldo, infatti, vede la presenza di numerosi stabilimenti balneari e di alcune strutture commerciali  che per la qualità dei propri servizi e dei propri prodotti sono mèta ambita anche degli stessi Leccesi che, ad esempio, non rinunciano al pasticciotto di Nobile, al giornale con colazione da Ivonne, al cono artigianale della storica gelateria Royal, ai prodotti locali offerti dall’allegra famiglia del  MiniMarket, alla pizza dal Pescatore, al pranzo vista mare del ristorante Porto Adriano  e, in Estate, alle linguineall’astice del Casablanca…
Accanto ai  lidi  più recenti che costeggiano il litorale est nella giurisdizione comunale di Lecce; il già citato Ponticello, il Pachamama, il SoleLuna con la sua innovativa bau beach, il Pevero, sorgono lidi storici come il “lido del faro”, il lido Turrisi. La storia dell’azienda Turrisi è documentata dal 1875 , anno in cui Rosa Turrisi chiede al Comune di Lecce, la La possibilità di avviare un albergo – locanda con concessione   balneare che, nel 1913, con il permesso della Capitaneria di Brindisi viene ampliato e situato nel luogo in cui attualmente si trova. Purtroppo la locanda , un piccolo albergo unico luogo di rifugio contro la pioggia, o il vento o i raggi estivi del sole  cessa di esistere verso la fine degli anni 40’ mentre  dai primi anni ’60 , sarà avviata la trasformazione dello stabilimento balneare dal manufatto in legno a quello in muratura. L’ultimo erede della famiglia, Giorgio Turrisi, dal 1985, ha gestito personalmente lo stabilimento fino al 1914, anno in cui, dopo quasi quarant’anni , l’azienda è passata ad altra gestione.
Nel 1931, sorge l’altro lido storico di San Cataldo ad opera di  Alfredo Prete che costruì il primo lido in muratura nel Salento composto da 600 cabine e un bar ristorante con una rotonda sul mare. Si fermeranno a gustare le specialità del ristorante “ La rotonda” ,  Primo Carnera (campione del mondiale di pugilato dei pesi massimi), Tito Schipa (grande tenore dell’epoca), i più famosi politici degli anni 60 e 70. York Prete figlio di Alfredo, demolisce la vecchia struttura per costruire  l’attuale lido con  cabine e ampi spazi dedicati allo sport. Dal 1998 lo stabilimento balneare “Lido York”, è gestito da Alfredo Prete, figlio di York Prete che ha ridato vita ad un ristorante nel rispetto della tradizione famigliare.
Dopo le spiagge libere e la cosiddetta “rotonda”, comincia la giurisdizione del Comune di Vernole ma ciò non è evidente agli occhi del turista che vede nel litorale di San Cataldo, com’è giusto che sia, un unicum in cui le diverse strutture sono accomunate dalla passione degli imprenditori che ne costituiscono anche, nella maggior arte dei casi, i gestori, com’è per il  Lido Mancarella, stabilimento in muratura, dotato di ampi parcheggi ombreggiati  con uno spazioso salone sul mare che ospita bar self service ed altri servizi, fondato da Oronzo Mancarella che  lo ha gestito insieme alla moglie con l’ausilio dei figli che, attualmente,  sono i diretti responsabili dell’azienda ma sempre con la…supervisione del buon don Oronzo che non tralascia di sorridere o redarguire, ancora oggi, i graditi ospiti! Strutture dedicate alle famiglie di appartenenti alle FFAA sono i due piccoli ma curatissimi stabilimenti dei Vigili del Fuoco e dell’aeronautica mentre quello della Polizia di Stato è situato su un tratto più ampio del litorale sabbioso, così come era per quello dell’Esercito, attualmente abbattuto e com’è ancora per il Lido Verde e per gli altri stabilimenti che si susseguono fino all’inizio delle spiagge che rientrano nell’oasi naturale delle Cesine.
Quello che è necessario segnalare è la presenza di fondale roccioso per questi ultimi stabilimenti e il soffiare quasi costante del fresco vento di Tramontana, gradito nelle Estati più afose ma senz’altro  poco piacevole quando la sua violenza impedisce, specialmente ai più piccoli ed agli anziani,  di godere dei benefici del soggiorno in spiaggia.  Anche in questo caso, il rimpianto per la mancanza di imprenditività che con un vento così e un litorale chilometrico dovrebbe far pensare a sport marini che di vento si nutrono  come il wind surf o il kite surf…