3 min letti

MARTANO, MARTIGNANO e ZOLLINO: tre paesi della Grecia salentina

Viene denominata Grecìa salentina una zona del  Salento, in provincia di Lecce,  consistente in nove comuni in cui si parla un dialetto neo-greco noto come griko.  
La Grecìa Salentina, orograficamente, è costituita da un modesto altipiano con un piccolo avvallamento centrale. Il comune di Martano si trova sopra i depositi calcarei del Miocene costituenti la pietra leccese. Il territorio risulta compreso tra i 62 e i 102 metri sul livello del mare con un'escursione altimetrica complessiva pari a 40 m. L'alta permeabilità dei terreni, che assorbono la maggior parte delle precipitazioni piovose, ha determinato l'assenza di corsi d'acqua superficiali. Le acque vanno ad alimentare così la profonda falda acquifera che si colloca a oltre 80 m dalla superficie.
Martano (Martanu in dialetto salentino, Martána in griko) è il  e sorge in una posizione strategica che, dall'antica via romana Traiana Calabra (Brindisi-Lecce-Otranto), incrocia l'asse viario OtrantoMartano-Galatina-Gallipoli. Dista 21,5 km dal capoluogo provinciale e 16 km da Otranto. Le origini di Martano risalirebbero alla preistoria come ipotizzabile dalla presenza di monumenti megalitici quali la Specchia dei Mori (in griko secla tu demonìu) e il Menhir del Teofilo, che rappresenta il menhir più alto della regione. Questi monumenti sarebbero stati luoghi di culto delle popolazioni Japigee. La presenza nello stemma civico di un centurione romano a cavallo (Martius Pegaseus) farebbe pensare ad un'origine romana della città, di cui è testimonianza l'evidente sistema di centuriazione del territorio. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, la cittadina fu abitata da coloni provenienti dall'Oriente e dal 476 cadde sotto il dominio dei greci subendo un processo di grecizzazione durato oltre cinque secoli. L'influenza greca e quindi bizantina influenzò radicalmente gli usi, i costumi e la lingua locale. Nel 1190, durante il periodo normanno, il feudo fu concesso da Tancredi d'Altavilla ad altri feudatari che si avvicendarono fino a che,  nel 1748,  fu acquistato dai Gadelata che furono gli ultimi feudatari. Il Palazzo Baronale, già Castello Aragonese, è uno dei principali monumenti della cittadina. I recenti restauri hanno evidenziato tracce di una porta d'ingresso e di un antico fossato risalenti alla fine del '300. Nel 1486, sotto il feudatario Antonello Gesualdo, Martano aveva il castello, le mura ed il fossato. Dentro queste fortificazioni si serrarono i martanesi alla notizia dell'assalto turco di Otranto nel 1480. Dopo la riconquista aragonese, del 1481, il castello venne ricostruito. Sorse a nord-est, attaccato alle case dell'antico abitato dal lato sud e, protetto da un fossato, si raccordava, con i suoi massicci volumi, alle mura cittadine, difese da cinque torri poste a presidio della Terra (il Borgo). Di questo fortilizio di marca aragonese, rimangono la torre di via Marconi e l'imponente torrione cilindrico del castello che presenta la base scarpata, il toro marcapiano ed, all'interno, tre feritoie ed una cannoniera strombata. Dalla superiore piazza d'armi, con falconetti, colubrine ed archibugi si sparava contro gli aggressori.
Martignano (Martignana in griko) è un comune italiano di 1.720 abitanti della provincia di Lecce in Puglia. Situato nel cuore del Salento, è il più piccolo dei comuni della Grecìa Salentina, e ha dato i natali all'economista Giuseppe Palmieri, uno dei maggiori intellettuali illuministi dell'Italia Meridionale. Palazzo Palmieri, di impianto cinquecentesco, venne costruito con funzioni residenziali e difensive ed ampliato fino al XVIII secolo. Giuseppe Palmieri vi nacque il 5 maggio 1721. Sulla facciata, scarsamente riconoscibili, sono rimaste due tracce dell'uso difensivo: una feritoia rettangolare ed un'apertura sferica per la volata di una colubrina. Molto indicativo è il triscele (dal greco triskeles = tre gambe) sull'architrave della raffinata (murata) porta a sinistra del portale d'ingresso, motivo iconografico di origine orientale, frequente nella monetazione greca e romana, composto da bracci curvilinei che girano nella stessa direzione, associati al dinamismo, al torcere, al ruotare.. Il Palazzo presenta due piani fuori terra, un cortile centrale pavimentato con conci di pietra dura dal quale, a destra e a sinistra, si sale ai piani superiori. Pregevole è l'elegante terrazza che si apre in alto a destra del prospetto. Adiacente al palazzo è un grande frantoio semi-ipogeo. Il frantoio, da un impianto ipogeo venne ampliato fino all'attuale struttura, passando da una lavorazione ai torchi alla calabrese ad una alla genovese. La macina, alla francese, presenta un'ampia vasca con due macine in pietra verticali. Visibili all'interno la stalla, le vasche di raccolta dell'olio, le stanze di deposito (le sciave) e lu ciucciu, organo verticale utilizzato per moltiplicare la forza di pressione sull'impasto delle olive. Le origini di Martignano risalgono al periodo della colonizzazione bizantina del Salento, sebbene non mancano ipotesi circa la fondazione in epoca romana. Sorto all'incrocio fra l'antica Via Traiana Calabra, che da Brindisi conduceva a Lecce e a Otranto, e la strada che da Roca Vecchia portava a Nardò, il casale è menzionato per la prima volta in un documento della seconda metà del XIII secolo in riferimento alla concessione del casale da parte degli Angioini a Simone Belvedere, genero del re Carlo I d'Angiò.Agli inizi del XIV secolo il feudo appartenne ai Conti di Brienne Gualtieri e Isabella e successivamente passò a Maria d'Enghien, nipote di Isabella e moglie di Raimondello del Balzo Orsini. A partire dal XVI secolo il feudo passò nella proprietà di varie famiglie feudatarie che si succedettero sino al 1806, anno di eversione della feudalità: i Pignatelli, i Palmieri, i Pisanelli e per ultimi i Granafei. Sull’imponente portale d'ingresso del Palazzo costruito negli anni settanta del Settecento, nello scudo coronato, collocato sull'arco, è presente lo stemma dei Granafei, appunto, costituito da un leone con tre spighe di grano Seicento e Settecento furono per Martignano secoli di soprusi e privazioni da parte dei feudatari locali che alimentavano lo sfruttamento per mantenere il proprio prestigio e la propria sfarzosità napoletana. Il casale si spopolò fino a contare solo 530 abitanti verso la fine del Settecento. Interessante è visitare le cosiddette pozzelle (in griko ta fréata) che sono un raggruppamento di piccoli serbatoi per la raccolta dell'acqua. Le pozzelle, scavate nella roccia friabile in una naturale depressione del terreno, venivano rivestite con pietre di calcare permeabile in modo tale da permettere alle acque piovane di filtrare. Hanno una profondità variabile dai quattro ai sei metri e una forma ad imbuto capovolto. Alla sommità presentano un grosso blocco lapideo forato al centro da cui si prelevava l'acqua. Le pozzelle di Martignano, chiamate anche pozzi di San Pantaleo, sono situate nella parte più bassa del paese, dove le acque piovane, per la particolare composizione del suolo, permangono a lungo prima di scomparire nella falda.
Zollino (Tzuḍḍinu in lingua grika e in dialetto salentino) ha origini incerte: secondo alcuni sarebbe stato fondato dai greci di Japigia nel vicino feudo di Apigliano (i cui abitanti sarebbero fuggiti secondo una leggenda a causa di un'invasione di vipere), secondo altri Zollino era una sorta di frazione della città messapica di Soleto, fondata da alcuni abitanti della stessa da cui deriverebbe  l'antico nome di Solino da Soletino e cioè piccola Soleto, tesi avvalorata dalla presenza dello stesso simbolo nei due paesi, il sole.  .Tuttavia il territorio è stato abitato quasi sicuramente fin da epoche preistoriche come testimoniano numerose opere megalitiche in parte ancora conservate (menhir di S. Anna, menhir "della Stazione", ed un dolmen).Nei tempi antichi Zollino è stato un punto strategico, in quanto luogo di passaggio di tutti i traffici tra i paesi della costa ionica e quelli della costa adriatica. Nel Medioevo appartenne alla contea di Lecce governata dai normanni di Altavilla. Nel 1190 re Tancredi d'Altavilla donò il casale di Zollino al barone Belingherio Chiaromonte; nel 1384 Maria d'Enghien ne divenne proprietaria e quando sposò il conte di Soleto, Raimondello Orsini del Balzo, portò in dono anche il casale. Quando il conte Orsini divenne principe di Taranto, Zollino fece parte del principato della città ionica e vi appartenne fino alla morte senza eredi di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo figlio di Raimondello, avvenuta nel 1463. Sempre la famiglia Chiaromonte divenne feudataria di Zollino con Tristano di Chiaromonte, che sposò Caterina, figlia di Raimondello. Poi il casale passò di mano in mano ad altre famiglie  fino all'abolizione nel 1806 del regime feudale. Vi si praticò fino al XVI secolo il rito greco. Dal Catasto onciario del 1746 si evince che gli abitanti del paese in quell'anno erano 290, i nuclei abitativi 66, l'età media molto bassa (solo 34 persone superavano i 50 anni), e che l'esclusiva attività lavorativa era quella agricola (a parte un discreto numero di ecclesiali). Nel 1800 la popolazione aveva superato le 560 unità. Da allora la popolazione continuò ad aumentare fino agli anni sessanta del XX secolo, quando molti zollinesi emigrarono per trovare miglior fortuna soprattutto verso Svizzera e Germania. Un'inversione di tendenza si ebbe negli anni ottanta con il rientro di molti emigranti.