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Maria Gabriella de Judicibus

Viaggio a Gallipoli 

Tratto da: “ La Curte de le Mite” MOVIMEDIA Lecce

Il brano è tratto da una delle due short stories che compongono il volume “L’Inesistente- La Curte de le Mite” composto da Maria Gabriella de Judicibus ed  edito da MOVIMEDIA, Lecce.

In particolare, il secondo romanzo ambientato in un Salento lontano nel tempo e popolato da creature leggendarie e fantastiche, ha come protagonista un orfano, Salvatore, che, in cerca di miglior fortuna e per sottrarsi ad una sorte grama ed alle grinfie di un rozzo padrone, parte alla ricerca di una fantomatica “curte” popolata da gazze ladre, (le “mite”, appunto, del titolo) e tra le tante avventure, capita a Gallipoli in un periodo particolare…

“ (…)  Gallipoli non l’aveva mai vista. Ne aveva solo sentito parlare, in realtà. Quando stava tra i pescatori, a Ugento, tutti parlavano della fiera della regina Giovanna II D'Angiò a Casalnuovo. Ricordava il pescatore più vecchio, mastro ‘Ntoni che era stato maestro d’ascia quando era giovane, a Gallipoli, che raccontava che la regina anticamente aveva fatto un decreto che stabiliva lo svolgimento di una fiera mai vista dal 1° al 15 di marzo di ogni anno, nonché di un mercato da tenersi tutte le domeniche, per fare contenti i nobili e i mercanti che l’avevano servita con rispetto e fedeltà. E questa fiera era stata ‘nnu scigghiu per tutti gli altri posti che avevano grandi mercati e i Conti di Lecce si erano ribellati e avevano chiesto al re di Napoli di intervenire.  Così ‘sta fiera di Casalnuovo era diventata di un giorno solo e invece le fiere di Gallipoli e Lecce erano diventate più lunghe e importanti. A Gallipoli, poi, c’era la scuola che lui voleva fare da quando era piccolo, quella dove era stato mastro ‘Ntoni, dai Magno che erano i più grandi mastri d’ascia e lui quello voleva essere. A lui piaceva costruirle le barche e le navi e non andarci sopra in mezzo a mille tempeste! Rabbrividì inconsciamente ricordando la sua vita passata e gli venne paura:- E se incontro il mio vecchio padrone?-Angelo scrollò le spalle:- E che te ne frega! Mica sei costretto a stare con lui per forza! E poi ci sono io con te, non ti preoccupare-.Quando uscirono, era già tutto pronto: il carro, i viveri, le coperte, l’acqua e due grandi capasuni che troneggiavano al centro del carro ben contornati da paglia e coperte perché non si rompessero.-Che c’è là?-Chiese Salvatore-Olio. Olio buono da vendere. E’ stato già ordinato lo dobbiamo solo consegnare e farci dare delle botti nuove da mastro Totò-.Così partirono con la padrona che dietro i vetri faceva segno con la mano per salutarli. Chissà quanti anni aveva quella donna, Salvatore lo chiese ad Angelo, incuriosito anche dall’improvviso interessamento che lei sembrava avere per lui.-Non si capisce- rispose l’amico- né ci penso minimamente a chiederglielo. E’ eterna per quanto posso vedere- aggiunse incupito nuovamente.--Ehi, ma ce l’hai con lei, stamattina?-

-No, no. E’ che mi rincresce tutto ‘sto viaggio fino a Gallipoli. Avevo altro per la testa- Sapessi io!- Sospirò Salvatore pensando che non avrebbe visto Bianca.- Quanto ci tratterremo?-Mha! Tra viaggio, affari e tutto il resto, almeno tre giornate passano, se ci va bene.-

Salvatore sospirò nuovamente ma, in fondo, non gli dispiaceva tanto tanto questa faccenda perché voleva vedere Gallipoli e perché sperava di trovare qualcosa di bello da regalare a Bianca con i soldi che si era portati appresso. Tolse dalla tasca il sacchettino e allargando il cordone che lo legava, se lo appese al collo, infilandolo sotto l’ampia camicia e chiudendosi sopra la giacchetta per bene, così che non si vedesse niente. Angelo che aveva seguito divertito con lo sguardo quel tramestìo gli disse battendogli una mano sulla spalla:- Bravo, bravo, così è meglio… Che a Gallipoli non sai mai chi puoi incontrare.- (…)  Gallipoli gli parve più bella di come se l’era immaginata: il castello, le botteghe degli artigiani, il porto brulicante di gente e l’isola di S. Andrea che si vedeva in lontananza… Angelo gli aveva parlato del cotone di Gallipoli, delicato e leggero come la pelle della sua Bianca e così voleva portarne una pezza alla ragazza chè se ne facesse una veste estiva, leggera e vaporosa come lei era.Fu però, subito attratto da una grande folla che guardava verso il mare e spronò il cavallo per avvicinarsi e capire di che si trattasse. Sulla banchina del porto avevano fissato un palo di legno in posizione orizzontale, parallelo al mare, con un leggero angolo verso l'alto. Il palo era interamente ricoperto di grasso e sull'estremità c’era fissata un'asticella con una bandierina colorata. A turno, i giovani si sforzavano di raggiungere la bandiera, cercando di non scivolare e cadere in mare. Salvatore era tentato di partecipare ma non sapeva dove legare il cavallo ed aveva paura che glielo rubassero mentre lui si cimentava nel gioco.Intanto era sceso e portando la brava bestia dalle redini, si era avvicinato un po’ di più alla banchina per divertirsi a vedere tutti quei giovanotti finire a gambe all’aria in mezzo alle onde.Mentre era lì che guardava, si sentì toccare un braccio e si voltò. Era un vecchio dal volto cotto di sole, col cappellaccio nero calato sugli occhi, un fazzoletto al collo, mani nodose, da contadino.

-Vuoi provare?- gli chiese. -No, no-si schermì Salvatore- non sono buono ad arrampicarmi e  poi-disse facendo segno con le redini- ho il cavallo e non so dove lasciarlo-Dallo a me- disse il vecchio- te lo tengo io e tu vai a provare. Vai, vai, senti a me. Si vince un bel sacchetto di monete. Se vinci ce lo dividiamo.-Salvatore non era sicuro ma la tentazione era forte. Chi era quel vecchio? Poteva fidarsi? Mha! Tanto dove poteva mai scappare con tutta quella folla e vecchio com’era? Decise di accettare la sfida e si fece strada tra la folla.Quando toccò a lui, si sfilò le scarpe, la giacchetta, la camicia e si cimentò nell’impresa che gli apparve in un primo momento più semplice ma divenne via via più difficile, man mano che avanzava e le mani ed il corpo pieni di grasso, divenivano sempre più scivolosi. Sentiva, comunque, come una strana forza che lo sorreggeva e lo faceva avanzare palmo a palmo.I ragazzini gallipolini lo incitavano con fischi e urla eccitate e sentiva lo sguardo del vecchio sempre fisso su di lui.Riuscì nell’impresa e ancora incredulo si vide sollevare per aria come un fuscello dalla folla in delirio per ciò che aveva fatto.Ebbe le sue monete e quando la gente si fu allontanata e potè rimanere da solo con il vecchio, si sedettero sul muricciolo che cingeva una parte del porto e si misero a contare per dividersi la ricompensa.-Bravo, bravo- diceva il vecchio mentre Salvatore spartiva equamente le monete una a me e una a te -Sei proprio bravo! Tu diventerai ricco e potente, vedrai! Non ti fare fregare dalle femmine, però! Chè di caremme ce n’è tante ma di carusi te oru come te ce ne sono pochi!--Ma voi chi siete?- chiese Salvatore prima di andarsene, visto che si era fatto tardi e voleva tornare alla locanda prima di notte.-Io? Io sono mastru Titoru. Qua mi conoscono tutti. Ho fatto le barche più belle di Gallipoli! Con queste mani mie!- (…) Andarono al mercato. Mentre gli animali e i loro guardiani trovavano sistemazione in appositi recinti, i mercanti mettevano sù  tende e baracche e lì sotto facevano casa. Le granaglie, in sacchi, erano custodite sotto i traìni che con le stanghe all’aria sembravano “’mpicati[1]” e le mante su quelle stanghe facevano da tenda improvvisata. Il mercante di nuceddhe cacciava nuceddhe, nuci, castagne te lu prete, pastiddhe, mennule ricce, semienti, ciciri rrustuti. Accanto alle barche si posizionavano i vecchi pescatori con i pesci in barile o affumicati: sarde salate, scapece, stoccafissu, baccalà. Chi mangiava taralli e tarallucci, chi beveva boccali di mieru  come assaggio per chi lo voleva comprare servito dai grandi ursuli.I ragazzini giocavano a morra e a tuddhi sui gradini delle chiese. Le merci erano tutte esposte in bella mostra e si faceva a gara a chi gridava di più per attirare l’attenzione dei clienti. Nel circolo degli animali,  le contrattazioni avevano inizio allo sparo di un mortaretto e le povere bestie venivano rivoltate dentro fuori come calzettini. Quando si concludeva l’affare, i compari si stringevano la mano e su quella stretta si posava  la manona del sensale. Gli animali da tiro venivano provati facendo loro tirare un carro carico e con le ruote legate. Salvatore cercò invano il vecchio che lo aveva incoraggiato a gareggiare la sera prima, non c’era traccia. Angelo che vedeva l’amico voltarsi di qua e di là e contorcersi come un serpente alla fine gli chiese:- Ma si può sapere che c’hai?  Me pari ‘nnu scursune[2]…-Non riesco a vedere il vecchio che ieri mi ha fatto vincere tutti quei soldi! Volevo fartelo conoscere…-Come si chiama?- chiese Angelo- forse qua lo conosce qualcuno…-Mastro Titoru, ha detto e dice che lo conoscono tutti perché è il più bravo maestro d’ascia di Gallipoli!- Aspetta…- disse l’amico dando uno strattone al cavallo perché si fermasse- Mho chiediamo a questi- e si sporse per parlare con certi popolani che si erano fermati a rinfrescarsi alla fontana- Scusate! Buona gente, conoscete un certo Mastro Titoru? E’ un maestro d’ascia… Dice che è bravo…- Quelli si guardarono con facce sbalordite, mormorarono qualcosa tra loro e poi il più anziano rispose, facendosi il segno della croce:- E chi non lo conosce mastro Titoru! Ma è morto e sepolto da oltre cinquant’anni, da come mi posso ricordare! Perché, che volete?-Niente, niente, questo qua- riprese Angelo, indicando Salvatore – dice che ieri l’ha visto e gli ha dato pure dei soldi!--L’ho visto, l’ho visto, potessi cecarmi!- ribattè impermalito e stupito Salvatore- Ecco i soldi che mi ha dato!- disse cacciando il sacchettino dalla giacca e porgendolo ad Angelo

Angelo lo prese e aprendolo, sfilò alcune monete dall’interno, mostrandole agli interlocutori che allungarono il collo e le mani per vedere meglio:- Ma queste sono monete fuori uso!- dissero in coro- Sono fuori dal commercio da un bel pezzo! Dovreste sapere anche voi che non valgono niente! Chi ve l’ha date?- Angelo rispose:- Questo giovane, ieri, ha vinto la cuccagna e questo era il premio. Io non le avevo viste prima e solo ora mi accorgo che avete ragione! Ma tu, non ti sei accorto che qualcuno ti ha preso per il naso? Te l’avevo detto di stare attento ai briganti! Dovevo avvertirti anche di guardarti dai fantasmi? - Salvatore strappò di mano all’amico il sacchetto di monete e si accorse, sbalordito, che le monete erano tutte senza valore (…) “



 

 

[1] impiccati

   

[2] un serpente